Erasmo Magno da Velletri e il manoscritto riccardiano sulle imprese delle galere toscane a cura di Tommaso Tedesco

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Erasmo Magno da Velletri e il manoscritto riccardiano sulle imprese delle galere toscane a cura di Tommaso Tedesco

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16 Gennaio 2026

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La parte più consistente del manoscritto custodito presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze consiste nel racconto delle quindici navigazioni  a cui Erasmo, luogotenente della flotta medicea dell’Ordine di Santo Stefano, ha partecipato nell’ambito della guerra da corsa a bordo delle galere toscane a partire dal 27 marzo 1602 fino al 17 novembre 1616, una ogni anno.

Nel manoscritto vengono annotati minuziosamente i luoghi e le città, con descrizioni, disegni e considerazioni delle regioni e delle località lambite dalle acque del Mediterraneo, comprese le isole dell’Egeo, oltre che delle battaglie ingaggiate in mare e degli assedi alle fortezze in mano all’impero ottomano.

Le moltissime località costiere del Mediterraneo, richiamate da Erasmo nelle sue quindici navigazioni, sono state riportate su Google Earth e sono visibili cliccando questo link,  escludono soltanto la costa africana tra Tripoli di Barberia e Alexandra (d’Egitto, n.d.a.): circa 2.000 chilometri di coste, che comprendono la foce del Nilo e la parte orientale dell’Egitto.

Erasmo il 12 giugno 1605 davanti a Le Castella descrive la presenza di un grande canale, costruito dagli spagnoli all’inizio del XVI sec. per isolare l’abitato di “Castelli” dalla terraferma, capace di essere attraversato da una galera “grossa” e difeso da un “fortezzino”.

La presenza del canale e dell’ambizioso progetto di isolare l’abitato e la fortezza di le Castella per circa 30 ettari è stata confermata dai toponimi locali e da una foto aerea dell’Istituto Geografico Militare di Firenze del 1943. La tradizione locale e quella storica settecentesca e ottocentesca identificano nell’area i Castra Hannibalis.

Nel 1983 sono stati anche rinvenuti i resti di un naufragio avvenuto in prossimità di Capo Colonna, costituiti da quattro pezzi di artiglieria navale: un cannone di produzione turca con foro da scoppio; due falconetti da tre in bronzo, fusi a Venezia dai di Conti alla fine del 1500; un petriero da braga in bronzo, con mascolo per retrocarica già innestato, di ignota provenienza ma probabilmente anch’esso veneziano. Nello stesso luogo Erasmo ci restituisce un disegno, realizzato il 27 settembre 1606, con sette galere della flotta cristiana, tra cui quelle toscane, intente ad attaccare la flotta turca, comprendente sedici imbarcazioni alla fonda e tre in mare. Allora il Capo era noto per avere non una, come adesso, ma due colonne superstiti del tempio di Hera Lacinia. Probabilmente durante lo scontro una delle galere turche ormeggiate, che aveva predato in qualche precedente battaglia i pezzi di artiglieria veneziana, affondò a causa dello scoppio del cannone.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 28/01/2026, 12:16

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